Capitolo 3
"Una doccia movimentata"
"Ehi Jamie, chi è il tuo nuovo amico?" chiese un nuovo marine andandogli incontro, aveva un atteggiamento da bullo e dava tutta l'impressione di essere il leader del sostenuto gruppo di persone alle sue spalle. Il giovane marine dagli occhi di ghiaccio stava per rispondere, ma Tony lo precedette: "Problemi amico?" chiese cauto. L'altro rise guardando verso i suoi sottoposti: "Dipende… sei nuovo di qui vero? Non ti ho mai visto".
"Sono arrivato alcuni giorni fa".
"Ehi, dev'essere il tizio di cui parlavano in palestra" si aggiunse una quarta voce alle spalle del leader.
"Chi? Quello che dicono abbia steso Munch con due pugni?" ribatté un altro.
"Erano tre, ma non so se parliamo della stessa persona" intervenne Tony con la sua solita aria spavalda. Il gruppo si scambiò una breve occhiata, ma quello che attirò maggiormente l'attenzione di Tony fu il comportamento di Jamie che, da quando li aveva visti arrivare, non aveva smesso un solo istante di tremane.
"Complimenti, Munch è un duro, sei forte bello!" sorrise il leader.
Tony ricambiò il sorriso con aria di sfida, ma non aggiunse nulla.
"Ci si vede" salutò rivolto a Tony, poi spostò lo sguardo su Jamie: "Con te ci vediamo più tardi!" sorrise dandogli uno schiaffetto sul viso ed allontanandosi.
Jamie sembrava sollevato dal fatto che il gruppo si fosse allontanato da loro, ma non disse nulla a riguardo, cercò la prima scusa possibile per allontanarsi da Tony che non obiettò lasciandolo solo.
Passarono alcune ore prima che Tony lo incontrasse di nuovo e quando accadde si rese subito conto che c'era qualcosa che non andava, il giovane era scosso, uno zigomo gonfio ed un labbro spaccato. Era entrato silenziosamente nella stanza e si era lasciato cadere sulla branda, sfinito.
"Ehi! A quanto pare siamo compagni di camera" attaccò bottone Tony, "cos'hai fatto alla faccia?" gli chiese notando il volto deturpato.
"Non è nulla, sono solo caduto" si affrettò l'altro, "ora scusami, ma sono a pezzi, vorrei solo dormire un po', domani abbiamo la sveglia all'alba" concluse voltandosi e dandogli le spalle.
"Come vuoi, io vado a farmi una doccia" avvisò Anthony prendendo l'occorrente.
La zona delle docce era dall'altra parte di un lungo corridoio, lo scroscio dell'acqua si udiva già dalla sua metà insieme al vociare di persone intente a lavarsi. Entrò senza il minimo cenno di saluto, si tolse la t-shirt, i pantaloncini e l'intimo, prese il suo bagnoschiuma dalla sacca e si mise sotto il getto d'acqua tiepida. La schiuma aromatizzata gli dava sollievo e gli permetteva di concentrarsi sulle varie teorie: "Cos'era successo a Jamie?". Era evidente che qualcuno gli aveva usato violenza e, con molta probabilità, si trattava del gruppetto incontrato nel pomeriggio, ma perché non parlargliene? Li temeva a tal punto? Tony sospirò passando la testa sotto l'acqua e lasciando che essa schizzasse via con forza sulle pareti del box. Per infiltrarsi aveva dovuto sottoporsi ad un allenamento molto intensivo ed ora i suoi muscoli erano asciutti e ben tonificati. Si passò una mano sui bicipiti: "Però!" pensò tra sè e sè divertito, "chissà cosa avrebbero pensato McGee e Ziva vedendolo" sorrise all'idea.
Il vociare era terminato: brutto segno.
Uscì da sotto la doccia, prese un asciugamano e se lo assicurò alla vita mentre il resto del corpo era imperlato da mille goccioline d'acqua che ne risaltavano la muscolatura.
Si guardò intorno e con una mano si spostò i capelli dietro la nuca, lasciando che l'acqua gli sgocciolasse sulla schiena larga. Questione di secondi e la zona docce si popolò di cinque marine in pantaloncini e canottiera, erano gli stessi del pomeriggio capitanati dal tizio che tanto incuteva timore a Jamie.
"Siete qui per farvi la doccia tutti insieme?" sorrise Tony guardandoli con attenzione, il tono della sua voce era scherzoso, ma il suo corpo era rigido e pronto all'azione.
"Divertente, chi sei tu?" chiese colui che DiNozzo aveva ormai identificato come il leader.
"E voi? Chi siete?" ribatté senza tanti giri di parole. L'altro sbuffò in un sorriso sommesso, "ho visto il trattamento di riguardo che avete fatto a Stewart, siete stati davvero carini e ora che si fa? Riserverete lo stesso trattamento a me?" li sfidò mantenendo lo sguardo fermo nei loro occhi.
"Te l'ha detto lui?".
"Non era necessario che parlasse, il suo viso tumefatto parlava da solo!" ribatté l'agente dell'NCIS incrociando le braccia sul petto nudo e umido.
"Sei un tipo sveglio La Rouce, mi piaci!" si complimentò il leader.
"Non sei il mio tipo" sorrise Tony con fare innocente.
Qualcosa lo afferrò alle spalle bloccandogli i movimenti: "ce n'erano altri due?" pensò in un attimo di lucidità. La sua priorità era liberarsi alla svelta dalla presa per non soccombere. Con una testata colpì l'uomo alle sue spalle che si accasciò, ma un secondo ancora gli immobilizzava parte del corpo, mentre un terzo ed un quarto si scagliarono su di lui frontalmente. Allontanò uno dei due aggressori assestandogli una pedata in pieno stomaco e facendolo volare oltre i suoi compagni.
"Cosa state combinando? Lui è solo e voi siete cinque, fatevi sotto!" ordinò il leader ringhiando.
L'asciugamano che teneva saldo in vita si allentò leggermente e l'istinto portò l'agente dell'NCIS a piegarsi in avanti, in contemporanea assestò una gomitata al fianco della seconda persona che era alle sue spalle, non poté evitare un pugno in pieno volto così forte da fargli girare la testa, strinse i denti, ma venne nuovamente bloccato agli arti superiori e rimase in balia del suo avversario che prese a colpirlo con forza al volto e al ventre. Sentì la bocca riempirsi di sangue, doveva fare qualcosa o la sua missione sarebbe terminata in quel momento. Cercò di contrarre quanto più gli era possibile i muscoli addominali in modo da limitarne i danni, pestò il piede dell'uomo alle sue spalle che lasciò la presa e si abbassò in avanti giusto in tempo per far sì che l'uomo davanti a lui lo mancasse, colpendo invece il proprio compagno, poi stese il terzo alle sue spalle con un colpo ben assestato al volto, recuperò l'asciugano e lo usò come una frusta contro il quarto che fu colpito sugli occhi, barcollò all'indietro quel tanto che bastava per far sì che Tony potesse assestargli diversi colpi al tronco ed un gancio perfetto al volto.
"Basta così!" annunciò il leader accennando un applauso.
Tony si fermò guardandolo con ferocia, ora era davvero fuori di sè, ansimava per la tensione e lo sforzo fisico, ora quello che gli imperlava il corpo non era più solo l'acqua della doccia, ma anche sudore che goccia dopo goccia gli colava sul petto ampio e sull'addome.
"Sei stato bravo, hai superato la prova!" continuò il leader. Sono Jerald Korghin, benvenuto del gruppo!" si presentò porgendogli la mano. Tony lo fissò perplesso: "Avete uno strano modo di dare il benvenuto alla gente qui" rispose sistemandosi nuovamente l'asciugamano intorno alla vita.
"Era necessario per entrare nel santuario".
"Di cosa parli?" chiese Tony restando comunque vigile.
"Hai talento La Rouce, se vuoi farò di te un uomo ricco, mi farò di nuovo vivo io" concluse avviandosi.
"Ehi!" lo richiamò Tony, "questi sono tuoi, portateli via" concluse indicando i soldati ai suoi piedi.
Korghin sorrise: "In piedi smidollati!" urlò e pian piano gli altri si rimisero goffamente in piedi seguendo il capo fuori dalla struttura.
Anthony era esausto, si passò una mano sulla mascella dolorante: "Ci sono andati pesanti" pensò massaggiandola, si guardò le mani sporche del sangue degli altri marine, "dovrò rifarmi la doccia" sbuffò riaprendo il rubinetto dell'acqua calda.
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Grazie a coloro che leggeranno la mia storia e vorranno lasciare un commento.
Un grazie particolare poi va alle due persone senza cui non avrei mai provato a scrivere questa storia:
Ale e Lucy, grazie ragazze, vi voglio bene.
